Lettera di un amico naturalista

Ciao Stefano, ciao Giovanni,
la vicenda dei geotritoni lasciati morire soffocati mi ha decisamente toccato.

Ne parlo con voi perché lo abbiamo saputo assieme, ma è come se ne parlassi con tutti coloro che condividono la vostra passione, la fotografia (di cui io so ben poco), in particolare la fotografia naturalistica.

Insomma, apprendere da una fonte locale piuttosto affidabile che, dopo essersi divertiti, degli sconsiderati che si spacciavano per “studiosi” abbiano dimenticato un paio di geotritoni appenninici in altrettanti sacchettini di plastica chiusi, lasciandoli morire soffocati, mi ha decisamente turbato e mi fatto pensare a questa nuova “fotografia naturalistica”.
Anche perché recentemente ne avevo sapute di cose, non solo a proposito di piccoli, delicati anfibi manipolati per ore e ore senza alcuna precauzione…
Di un folle idiota che pur di riuscire a fare lo scatto che sognava, ha tagliato gli alberi che rovinavano l’inquadratura su un nido d’aquila reale, ottenendo come risultato l’abbandono del nido e la morte dei pulli. Per fortuna ora sta rispondendo penalmente di quanto ha fatto.
Mammiferi elusivi pasturati e ingozzati ogni giorno con mortadella, frutta secca e quant’altro, per mesi, pur di abituarli a stare in un luogo e alla presenza umana, in modo da guadagnare qualche soldo con le processioni di fotografi che pur di immortalare quell’animale non badano a spese. Nessuno però si preoccupa dell’impatto sulla loro salute.
Fotografi “erpetologi” che girano regolarmente con il frigo portatile per immortalare biacchi e saettoni in pose in cui nemmeno la più docile delle natrici starebbe per più di un secondo.
Sconsiderati che quasi murano un sito di riproduzione di pipistrelli, pur di farli passare da un pertugio e ottenere lo scatto sognato. Sito di riproduzione o meno, personalmente ritengo una simile attività troppo stressante sulla colonia.
Torme di persone che, nella più completa e ingiustificata ignoranza, un giorno scattano foto in una paludaccia inquinata di pianura, mentre il giorno dopo se ne vanno a far foto in uno degli ultimi siti in cui gli anfibi vivono indisturbati: non prendono nessuna precauzione, usano addirittura le stesse scarpe senza neanche sciacquarle, così inconsapevolmente portano il Chitridio, il fungo assassino che sta mietendo milioni e milioni di vittime tra gli anfibi di tutto il mondo, laddove non era ancora arrivato. E gli anfibi muiono.
Potrei continuare…

Processioni e ignoranza. Spero di sbagliarmi.
Anch’io parlo da ignorante, nei confronti della vostra passione, e qualcuno potrebbe dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra”… Io rettili, anfibi e altri animali li ho anche mangiati, nei miei tanti viaggi.
Non voglio puntare il dito contro nessuno, anzi sarei felicissimo se mi smentiste e fugaste questi miei timori.

Ho sempre idealizzato il fotografo naturalista come una persona letteralmente immersa nella natura, che spende giorni, mesi, anni per studiare gli animali che vuol fotografare, arrivando a conoscerne a menadito le abitudini, tanto che la passione spesso diventa impegno, un impegno fatto anche di battaglie per la loro salvaguardia.

Adesso invece inizio ad associare la fotografia naturalistica a un album di figurine, dove la massima aspirazione è poter attaccare il calciatore (pardon, l’animale) che tutti hanno: viene pubblicata una foto in internet (maledetti social) e tutti devono fare quella foto, magari meglio degli altri, non importa a quale prezzo e con quale impatto sull’animale e sull’ambiente. Tutti la DEVONO fare, quindi arrivano processioni di persone nello stesso posto, delle quali ben poche si sono premunite d’informarsi anche minimamente su come non fare danni.
L’importante è la figurina.
Sta nascendo addirittura un business su ciò, con guide che dietro lauto compenso (tanto per una figurina non si bada a spese) portano a fare lo scatto sull’animale voluto. Così ci sono fotografi che una domenica fotografano il lupo, la domenica dopo l’aquila reale, la domenica successiva l’orso e l’ululone appenninico…
Il problema è che alcune di queste “guide” non sanno nemmeno quel che stanno facendo.

Ma che gusto c’è in tutto ciò? Dov’è la soddisfazione? Spero di sbagliarmi…
Ripeto, parlo da ignorante, non so quasi nulla di fotografia e parlo per sensazioni.

Per favore, ragazzi, smentitemi.

~ di viverelanatura su luglio 26, 2014.

3 Risposte to “Lettera di un amico naturalista”

  1. Caro amico ti scrivo perchè ieri l’altro siamo stati scossi da un’ennesima vicenda che non ha niente a che fare con il mondo naturale, dove tutto ancora una volta, testimonia che le parole cultura e rispetto si stanno allontanando ahime! sempre più dall’educazione umana.
    Come vedi non parlo di fotografia, ma generalizzo il tutto.
    Quello che sta capitando secondo me, e sai qual’è il mio pensiero, è solo frutto di una errata istruzione e conoscenza di tutto ciò che ci circonda.

    Personalmente penso che non si può ” Fare d’ogni erba un fascio”, ma purtroppo per colpa di qualcuno ( chiamiamolo coglione, ignorante o semplicemente non Educato ), ci rimettono tutti.
    Il fatto dei Geotritoni, è assurdo e triste, come altre vicende, dove semplici persone e sottolineo IGNORANTI ( persona che ignora le problematiche ) si spacciano per qualcuno solo per avere pseudo permessi per fare la cagata del giorno, e sentirsi eroi sul web mostrando la fotina, o raccontando la sua natura, merda…

    Come vedi prima ho generalizzato perchè riguardando le foto fatte e che non mostrerò, ci sono quei faggi secolari sfregiati da un Mario inciso con un coltello, da un Francesco che ha inciso un cuore, da un T.V.B e via così, ho fotografato un ecosistema fantastico costellato di capanne costruite da scolaresche, questa è cultura italiana? boh per me è disinformazione e maleducazione.

    Venendo ai tuoi esempi, mi verebbe da dire che nel WEB tutti siamo eroi, tutti salviamo il mondo e tutti siamo conoscitori della verità, ma poi fuori si vede che poi tanto eroi non siamo, come vedi mi ci metto in mezzo anche io… Si! Davide scusami, ma non posso essere io il primo che scaglierà quella famosa pietra.

    Il fatto dell’Aquila è inquietante, ma forse per la prima volta la giustizia aiuterà qualcuno ad essere educato, facendogli capire che i rapaci diurni ( e non solo ) soprattutto quelli in via d’estinzione sono gioielli per il nostro ambiente e non figurine da mostrare solo per fare vedere quanto si è bravi ed eroi .

    Per il fungo c’è solo bisogno d’informazione ma purtroppo non c’è, anche io fino a poco tempo fa pensavo bastasse lavarsi le mani per interagire con questi animali, invece mi sbagliavo.

    Posso dire che tutti gli esempi fatti da te potrebbero far pensare che la fotografia naturalistica è passata da semplice racconto naturale a gara di chi ce l’ha più grosso e chi è più bravo, dove l’invidia per un semplice scatto trasforma la gente in coglioni, ma non è così, NON PUO’ ESSERE COSI’,

    Buona giornata

    Ste

  2. No, non può essere così. Sono d’accordo con Stefano. E ancor di più sono d’accordo sul fatto che sia necessario dover parlare di cultura. Quella disattesa. Poiché la concezione moderna della cultura purtroppo ne smentisce il carattere di universalità originario, non condizionato dai costumi (sbagliati). Il più naturale, dunque. Poi, sono d’accordo però anche con viverelanatura (perdonami, non conosco il tuo nome). La cultura intesa in senso classico, quella incompatibile per l’appunto con i costumi locali, e sempre particolari (in questo caso negativi), è ormai contaminata. E il web è di certo una contaminazione, a tratti un’amplificazione della contaminazione. Ma è un’annosa questione ormai, quella di vivere su questo mondo come se ne avessimo un altro disponibile. Educati dalla società alla sopraffazione e al narcisismo. La natura ne risente.
    Non so se sono capace di smentirti, viverelanatura, e mi dispiace davvero perché lo vorrei, sento la tua rabbia. Stefano ci è riuscito meglio, credo, da buon fotografo.
    La mia cultura ieri mi ha suggerito di seppellire un fagiano trovato morto in un parco, con cui avevo un appuntamento di contemplazione giornaliera. Dopo ho pensato che forse avevo fatto male, dopo ho avuto sensi di colpa. In natura sarebbe stato cibo per altri animali, ma anche il mio fagiano viveva da tempo contaminato così dentro la città…
    Sembra banale, ma si può solo denunciare e recuperare cultura, appunto. Anche singolarmente.
    Nonostante questo mondo, resto fiduciosa.

  3. Chiamato in causa, mi permetto solo un unico breve intervento benché la vicenda abbia ormai assunto proporzioni ben al di là di quelle che avrei voluto, attualmente sono purtroppo troppo lontano e ho troppi pochi mezzi per accendere una discussione così profonda senza poi potervi prendere parte. Se m’impegno pubblicamente generalmente lo faccio in altra maniera, come ad esempio quando mi misi contro tutto e contro tutti per cercare di salvare dalla cementificazione alcuni siti di riproduzione di anfibi (per la cronaca e per fortuna, dopo tante notti insonni e tanto impegno, gli stagni a Budrio ci sono ancora a distanza di anni, tanto che sembra possa nascere una delle pochissime aree di protezione della fauna minore in ambito urbano).

    La mia non poteva e non potrà mai essere una lettera aperta, sono troppo ignorante sul mondo fotografico e su tanti altri mondi.

    Vorrei solo sentirmi dire: “Donati non hai capito un bel niente della fotografia naturalistica attuale, è tutto il contrario dei tuoi timori, perché …”

    La mia era la condivisione con due amici di uno stato d’animo, con la speranza di essere smentito in tutti i miei dubbi, di sentirmi rassicurare che io sono proprio quel ennesimo coglione che parla per sentito dire di vicende di rettili, aquile e altri animali e che i nomi non esistono o sono solo rarissime mosche bianche, che avrei fatto meglio a giocare a figurine piuttosto che sparare idiozie.

    Poi questi amici, a ragione o a torto, hanno voluto condividere il mio pensiero con un mondo che non mi compete ma che amo, così tutto è diventato molto, troppo grande. Se è parso che facessi d’ogni erba un fascio e involontariamente ho offeso o toccato qualcuno me ne scuso, se qualcuno alza le spalle forse fa bene e se la faccenda riprenderà la dimensione che le compete forse sarà meglio.

    A questo punto, però, se qualcuno mi dicesse:
    “Donati non hai capito un bel niente, è tutto il contrario di quello che pensi, perché …”, fugando i miei timori di ignorante con argomenti seri, potrei solo essergli grato.

    Un saluto,
    Davide

    PS: chi di competenza è già stato avvisato a proposito dei geotritoni, per certe cose meglio non perdere tempo, almeno dal mio punto di vista.

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