Lettera di un amico naturalista

•luglio 26, 2014 • 2 commenti

Ciao Stefano, ciao Giovanni,
la vicenda dei geotritoni lasciati morire soffocati mi ha decisamente toccato.

Ne parlo con voi perché lo abbiamo saputo assieme, ma è come se ne parlassi con tutti coloro che condividono la vostra passione, la fotografia (di cui io so ben poco), in particolare la fotografia naturalistica.

Insomma, apprendere da una fonte locale piuttosto affidabile che, dopo essersi divertiti, degli sconsiderati che si spacciavano per “studiosi” abbiano dimenticato un paio di geotritoni appenninici in altrettanti sacchettini di plastica chiusi, lasciandoli morire soffocati, mi ha decisamente turbato e mi fatto pensare a questa nuova “fotografia naturalistica”.
Anche perché recentemente ne avevo sapute di cose, non solo a proposito di piccoli, delicati anfibi manipolati per ore e ore senza alcuna precauzione…
Di un folle idiota che pur di riuscire a fare lo scatto che sognava, ha tagliato gli alberi che rovinavano l’inquadratura su un nido d’aquila reale, ottenendo come risultato l’abbandono del nido e la morte dei pulli. Per fortuna ora sta rispondendo penalmente di quanto ha fatto.
Mammiferi elusivi pasturati e ingozzati ogni giorno con mortadella, frutta secca e quant’altro, per mesi, pur di abituarli a stare in un luogo e alla presenza umana, in modo da guadagnare qualche soldo con le processioni di fotografi che pur di immortalare quell’animale non badano a spese. Nessuno però si preoccupa dell’impatto sulla loro salute.
Fotografi “erpetologi” che girano regolarmente con il frigo portatile per immortalare biacchi e saettoni in pose in cui nemmeno la più docile delle natrici starebbe per più di un secondo.
Sconsiderati che quasi murano un sito di riproduzione di pipistrelli, pur di farli passare da un pertugio e ottenere lo scatto sognato. Sito di riproduzione o meno, personalmente ritengo una simile attività troppo stressante sulla colonia.
Torme di persone che, nella più completa e ingiustificata ignoranza, un giorno scattano foto in una paludaccia inquinata di pianura, mentre il giorno dopo se ne vanno a far foto in uno degli ultimi siti in cui gli anfibi vivono indisturbati: non prendono nessuna precauzione, usano addirittura le stesse scarpe senza neanche sciacquarle, così inconsapevolmente portano il Chitridio, il fungo assassino che sta mietendo milioni e milioni di vittime tra gli anfibi di tutto il mondo, laddove non era ancora arrivato. E gli anfibi muiono.
Potrei continuare…

Processioni e ignoranza. Spero di sbagliarmi.
Anch’io parlo da ignorante, nei confronti della vostra passione, e qualcuno potrebbe dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra”… Io rettili, anfibi e altri animali li ho anche mangiati, nei miei tanti viaggi.
Non voglio puntare il dito contro nessuno, anzi sarei felicissimo se mi smentiste e fugaste questi miei timori.

Ho sempre idealizzato il fotografo naturalista come una persona letteralmente immersa nella natura, che spende giorni, mesi, anni per studiare gli animali che vuol fotografare, arrivando a conoscerne a menadito le abitudini, tanto che la passione spesso diventa impegno, un impegno fatto anche di battaglie per la loro salvaguardia.

Adesso invece inizio ad associare la fotografia naturalistica a un album di figurine, dove la massima aspirazione è poter attaccare il calciatore (pardon, l’animale) che tutti hanno: viene pubblicata una foto in internet (maledetti social) e tutti devono fare quella foto, magari meglio degli altri, non importa a quale prezzo e con quale impatto sull’animale e sull’ambiente. Tutti la DEVONO fare, quindi arrivano processioni di persone nello stesso posto, delle quali ben poche si sono premunite d’informarsi anche minimamente su come non fare danni.
L’importante è la figurina.
Sta nascendo addirittura un business su ciò, con guide che dietro lauto compenso (tanto per una figurina non si bada a spese) portano a fare lo scatto sull’animale voluto. Così ci sono fotografi che una domenica fotografano il lupo, la domenica dopo l’aquila reale, la domenica successiva l’orso e l’ululone appenninico…
Il problema è che alcune di queste “guide” non sanno nemmeno quel che stanno facendo.

Ma che gusto c’è in tutto ciò? Dov’è la soddisfazione? Spero di sbagliarmi…
Ripeto, parlo da ignorante, non so quasi nulla di fotografia e parlo per sensazioni.

Per favore, ragazzi, smentitemi.

Pascua juvenil

•luglio 12, 2014 • Lascia un commento

Durante il mio viaggio in Messico, ho avuto non poche difficoltà, una di queste è stato perdere un’intera mattinata dal carrozzaio  per colpa di un angolo cieco :D ( questa poi la spiegherò più avanti ).
La noia sotto il sole per l’attesa, mi ha stimolato a cercare quei attimi di vita che mi stavano passando davanti.
Un murales in una strada poco trafficata era li m’incuriosiva ma niente di più, finchè il passaggio di questa persona anziana ha dato vita alla scena. Non è il mio campo e non so se lo sarà in futuro, però è stato stimolante mettersi alla prova.

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Sempervivum Etruscum

•luglio 3, 2014 • Lascia un commento

Per introdurre questa foto userò le parole che mi ha scritto tramite mail l’amico Roberto.
” cosa dire é un immagine particolare che evoca l’ ambiente di queste piante sospeso tra le nuvole, le nebbie e le nevi e dove in questo ambiente così ostico si fa molta fatica a produrre un fiore, io la vedo così una pianta sospesa tra cielo e terra … lassù dove pochi riescono a raggiungerla

Sempervivum Etruscum

Fiore sconosciuto ai più ( purtroppo non si chiamano anemoni o orchidee )  ma molto fotogenico,  fiore inodore ma meraviglioso di un rosa caldo ed avvolgente, questo per il Sempervivum Etruscum è l’ultima meraviglia prima di morire, perché come accade spesso nel mondo delle piante succulenti, la cosa più bella coincide con l’inizio della fine.

 
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